10 Marzo 2024 | 4ª domenica di Quaresima
commento a cura di Don Francesco Avesio
Dal Vangelo secondo Giovanni
Gv 3,14-21
In quel tempo, Gesù disse a Nicodèmo:
«Come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che sia innalzato il Figlio dell’uomo, perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna.
Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna. Dio, infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui. Chi crede in lui non è condannato; ma chi non crede è già stato condannato, perché non ha creduto nel nome dell’unigenito Figlio di Dio.
E il giudizio è questo: la luce è venuta nel mondo, ma gli uomini hanno amato più le tenebre che la luce, perché le loro opere erano malvagie. Chiunque infatti fa il male, odia la luce, e non viene alla luce perché le sue opere non vengano riprovate. Invece chi fa la verità viene verso la luce, perché appaia chiaramente che le sue opere sono state fatte in Dio».
Commento al Vangelo
Quando ero bambino, spesso seguivo mio nonno in cantina. La stanza ricavata nello scantinato del palazzo mi incuteva timore: immaginavo insetti, ragni e topi che correvano ovunque senza che io li vedessi, nascosti negli angoli, appesi al soffitto. Una volta che mio nonno accendeva la luce, però, tutto quello che avevo immaginato scompariva. E se mai vi fosse stato, si sarebbe comunque dileguato, alla vista della luce.
Nel cuore di ogni uomo vi è un antro scuro, un’ombra, una zona ben conosciuta e al tempo stesso così buia da spaventare. In quella stanza scura prendiamo le decisioni peggiori, pianifichiamo azioni malvagie, diamo spazio ad ogni egoismo.
Il vangelo è la luce venuta ad illuminare quella stanza buia: non è un faro sulle nostre vergogne, ma è lampada che allontana da quella stanza ciò che di vergognoso può esserci nella nostra vita. Può un serpente appeso ad un bastone incutere ancora timore, sapendo che non verrà più ad insidiare il calcagno di chi cammina? Forse no.
Può la morte appesa ad una croce terrorizzare l’uomo mortale, sapendo che colui che è morto ha poi vinto la morte? Certamente, in questo caso non è così semplice rispondere, e forse si può anche concludere che, sì, la morte fa ancora paura. Allora è proprio il caso di dire che ancora abbiamo bisogno di quella luce perché ciò che di ombroso e cupo nel nostro cuore lentamente si dilegui, c’è ancora bisogno di vivere la Pasqua di Cristo, di celebrarla, di immergersi nella morte del Figlio per vivere da risorti.