UN MESE A MEKANISSA

Quest’estate ho fatto un’esperienza che mi ha segnato molto, ho vissuto un mese in Etiopia. Sono stato ospite presso la Casa salesiana di Mekanissa, un quartiere residenziale di Addis Abeba, dove ho passato la maggior parte del mio tempo insieme ai bambini che la popolano.

Durante questo periodo il mio cuore è stato un crogiolo di emozioni, ho sperimentato la rabbia, la gioia, il senso di colpa, la gratitudine, la sfiducia, l’impotenza ed infine la speranza. Vicino a Mekanissa si trova il quartiere di Koshe, dove è situata la discarica a cielo aperto più grande dell’Etiopia. Camminando per quel quartiere ho potuto osservare la povertà nei suoi tratti più severi. La scena che si presenta è drammatica: le case ai piedi della discarica, i lavoratori in mezzo ai rifiuti e i condor che volano sopra di loro.

Non penso che potrò mai dimenticare il profondo senso di ingiustizia e impotenza che ho avvertito in quei momenti. E il senso di ingiustizia è diventata rabbia quando ho realizzato che quelle sono le case dei bambini del centro salesiano. Gli stessi bambini di cui ho imparato ad apprezzare il sorriso, con cui la mattina ho fatto lezione e che mi hanno definito il loro fratello. Gli stessi bambini da cui ho appreso il vero senso della solidarietà e dell’accoglienza.

Non posso non ricordare quando Merci mi ha offerto il suo cibo, o i momenti di gioco spensierato con Karkidar e Matthius, o quando Eblawit mi ha chiamato “Fratello”. Sono questi i momenti che mi hanno donato immensa gioia, e che mi commuovono al solo ricordo. Al tema della gioia si accompagna quello della Speranza. Sebbene sia difficile applicare questo concetto alla collettività, la dedizione con cui le Sisters de Foucauld e i Salesiani hanno donato la loro vita alla cura del prossimo risvegliano in me questo sentimento. Il Bene che queste persone hanno fatto nella vita di tutti coloro che hanno incontrato mi dona fiducia in quello che è il futuro.
Mi da Speranza la consapevolezza che ogni nostra azione di bene possa avere un peso nelle vite altrui, come quelle delle Sisters l’hanno avuta nella mia. Mi da Speranza l’aver vissuto la solidarietà in maniera tanto forte e chiara, nella forma più sincera dei bambini.

In conclusione, l’insegnamento di Karkidar, Merci, Eblawit e Matthius è che la Speranza, sebbene possa talvolta sembrarci lontana ed astratta schiacciata sotto il peso delle ingiustizie, in realtà è costantemente ravvivata nel nostro cuore dall’esercizio del bene in tutte le sue forme, dalle più grandi alle più piccole.

Francesco Oppia – Mekanissa