24 Marzo 2024 | Domenica delle Palme

commento a cura di Don Andrea Torresin

Dal Vangelo secondo Marco

Mc 15, 1-39

Passione di nostro Signore Gesù Cristo secondo Marco

– Volete che io rimetta in libertà per voi il re dei Giudei?

Al mattino, i capi dei sacerdoti, con gli anziani, gli scribi e tutto il sinedrio, dopo aver tenuto consiglio, misero in catene Gesù, lo portarono via e lo consegnarono a Pilato. Pilato gli domandò: «Tu sei il re dei Giudei?». Ed egli rispose: «Tu lo dici». I capi dei sacerdoti lo accusavano di molte cose. Pilato lo interrogò di nuovo dicendo: «Non rispondi nulla? Vedi di quante cose ti accusano!». Ma Gesù non rispose più nulla, tanto che Pilato rimase stupito.

A ogni festa, egli era solito rimettere in libertà per loro un carcerato, a loro richiesta. Un tale, chiamato Barabba, si trovava in carcere insieme ai ribelli che nella rivolta avevano commesso un omicidio. La folla, che si era radunata, cominciò a chiedere ciò che egli era solito concedere. Pilato rispose loro: «Volete che io rimetta in libertà per voi il re dei Giudei?». Sapeva infatti che i capi dei sacerdoti glielo avevano consegnato per invidia. Ma i capi dei sacerdoti incitarono la folla perché, piuttosto, egli rimettesse in libertà per loro Barabba. Pilato disse loro di nuovo: «Che cosa volete dunque che io faccia di quello che voi chiamate il re dei Giudei?». Ed essi di nuovo gridarono: «Crocifiggilo!». Pilato diceva loro: «Che male ha fatto?». Ma essi gridarono più forte: «Crocifiggilo!». Pilato, volendo dare soddisfazione alla folla, rimise in libertà per loro Barabba e, dopo aver fatto flagellare Gesù, lo consegnò perché fosse crocifisso.

– Intrecciarono una corona di spine e gliela misero attorno al capo

Allora i soldati lo condussero dentro il cortile, cioè nel pretorio, e convocarono tutta la truppa. Lo vestirono di porpora, intrecciarono una corona di spine e gliela misero attorno al capo. Poi presero a salutarlo: «Salve, re dei Giudei!». E gli percuotevano il capo con una canna, gli sputavano addosso e, piegando le ginocchia, si prostravano davanti a lui. Dopo essersi fatti beffe di lui, lo spogliarono della porpora e gli fecero indossare le sue vesti, poi lo condussero fuori per crocifiggerlo.

– Condussero Gesù al luogo del Gòlgota

Costrinsero a portare la croce di lui un tale che passava, un certo Simone di Cirene, che veniva dalla campagna, padre di Alessandro e di Rufo. Condussero Gesù al luogo del Gòlgota, che significa «Luogo del cranio», e gli davano vino mescolato con mirra, ma egli non ne prese.

– Con lui crocifissero anche due ladroni

Poi lo crocifissero e si divisero le sue vesti, tirando a sorte su di esse ciò che ognuno avrebbe preso. Erano le nove del mattino quando lo crocifissero. La scritta con il motivo della sua condanna diceva: «Il re dei Giudei». Con lui crocifissero anche due ladroni, uno a destra e uno alla sua sinistra.

– Ha salvato altri e non può salvare se stesso!

Quelli che passavano di là lo insultavano, scuotendo il capo e dicendo: «Ehi, tu che distruggi il tempio e lo ricostruisci in tre giorni, salva te stesso scendendo dalla croce!». Così anche i capi dei sacerdoti, con gli scribi, fra loro si facevano beffe di lui e dicevano: «Ha salvato altri e non può salvare se stesso! Il Cristo, il re d’Israele, scenda ora dalla croce, perché vediamo e crediamo!». E anche quelli che erano stati crocifissi con lui lo insultavano.

– Gesù, dando un forte grido, spirò

Quando fu mezzogiorno, si fece buio su tutta la terra fino alle tre del pomeriggio. Alle tre, Gesù gridò a gran voce: «Eloì, Eloì, lemà sabactàni?», che significa: «Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?». Udendo questo, alcuni dei presenti dicevano: «Ecco, chiama Elia!». Uno corse a inzuppare di aceto una spugna, la fissò su una canna e gli dava da bere, dicendo: «Aspettate, vediamo se viene Elia a farlo scendere». Ma Gesù, dando un forte grido, spirò.

Il velo del tempio si squarciò in due, da cima a fondo. Il centurione, che si trovava di fronte a lui, avendolo visto spirare in quel modo, disse: «Davvero quest’uomo era Figlio di Dio!».

 

Commento al Vangelo

Nella Domenica delle Palme, assistiamo all’ingresso trionfale del Signore in Gerusalemme. Fino ad oggi Gesù si era sempre opposto ad ogni manifestazione di lode da parte del popolo, ma ora, nella imminenza della sua Passione e della offerta totale della Sua vita sulla Croce, accetta di lasciarsi portare in trionfo ed essere acclamato come Messia. 

La domenica della Palme, che introduce la Settimana Santa, ci mostra come siano unite drammaticamente in questo giorno le risa e le lacrime: la Chiesa “ci presenta oggi unite, in un modo nuovo e meraviglioso, la passione e la processione; in tal modo, la processione porta con sé l’applauso; la passione, il pianto” (san Bernardo, Sermone della Domenica delle Palme). 

Nella processione trionfale c’è un altro contrasto: in mezzo all’entusiasmo del popolo, brilla la figura di un asino che, fedele e obbediente, porta il Signore in groppa. L’umile animale calpesta sete e porpore, lini e tele finissime, messe dagli uomini per onorare il passaggio di Gesù. Però, mentre gli uomini offrono oggetti, l’asino da se stesso: attorno a lui tutti gli uomini corrono, ma lui porta il Signore nella sua piccolezza e umiltà. Nessuno, nemmeno gli apostoli, sono così vicini a Gesù. Egli accetta di avere per trono un povero animale. 

Il Signore Gesù non si aspetta da noi la perfezione di un trono sontuoso, ma l’offerta della nostra vita desiderosa di incontrarlo. La Domenica delle Palme, che apre la Settimana Santa, ci porta a riconoscere che la salvezza che Gesù ci offre passa attraverso il suo Corpo offerto: se iniziamo questa settimana con la convinzione di comprendere qualche cosa, allora la settimana scivolerà inutilmente; se iniziamo questa settimana con il desiderio di incontrare il Signore Gesù nella nostra vita, allora questa settimana sarà davvero autentica e porterà, in dono, la Salvezza eterna.